Quella maledetta guerra.
Fu la guerra ad interrompere quella gioviale incoscienza infantile che ancora si portava dietro.
Gli mostrò la cattiveria degli umani e gli insegnò che in fondo non sempre era piacevole la vita.
Fuggì lontano da quella guerra, un lungo viaggio fatto di espedienti, passaggi di fortuna, treni presi al volo. Osservava da lontano la natura come immerso d’incanto, la vedeva scorrere dinanzi agli occhi dal finestrino di un treno o di un’auto.
Attraversava ampie zone sempre civilizzate, coltivate, urbanizzate, attraversava come spettatore la gente che parlava una lingua straniera, mentre insieme scorrevano nella memoria i ricordi.
La guerra non parlava più aveva lasciato dappertutto un silenzio sordo e muto.
Lei si avvicinò una sera, sorridendo timida, si vedeva che portava dentro la guerra come quasi tutti, ma non poteva nascondere la voglia di vivere e di ricominciare.
Nessuno li vide più. Qualcuno dice di aver sentito il loro canto all’alba, dopo gli acquazzoni estivi, pare lo abbiano dimenticato dopo la prima notte di amore.